Religione & Scienza

L’evoluzione delle religioni

Festeggiamo il Natale e le nostre origini cristiane ricordando le origini delle nostre origini… perchè un pizzico di relativismo sarebbe davvero utile, in questi tormentati anni di integralismo religioso.

La data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile).

Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941)

Eh sì, la data tradizionale del Natale è una decisione presa nel IV secolo come un tentativo di “assorbimento” di culti precedenti al Cristianesimo con la sovrapposizione di festività cristiane a feste proprie di altre religioni antiche.

Non entriamo nel dettaglio natalizio, se volete informazioni in più ci sono un sacco di articoli in giro, vi consiglio questo o questo.

Vi segnalo invece questa infografica molto interessante sull’evoluzione delle religioni dalla preistoria ad oggi:

evoluzione Religioni

Non sarà una perfetta rappresentazione della complessità dei culti mondiali nella storia ma dà un’idea di come ogni religione sia un’evoluzione di un credo precendente.

Diamo un’occhiata ai grandi rivali di questi anni: Islam e Cristianesimo.

Entrambi sono culti che derivano direttamente dall’Ebraismo, che ha sua volta ha delle fondamenta non chiarissime che sfumano in culti mediorientali derivati dallo sciamanesimo e dal misticismo, fino ad arrivare al primordiale animismo (in cui venivano attribuite qualità divine ad oggetti o esseri materiali).

Risalendo vediamo come ogni epoca ed ogni zona ha avuto una sua evoluzione indipendente, con contaminazioni ed “estinzioni” dovute più che altro a guerre e conquiste (i culti africani sono quasi scomparsi, così come in Oceania).

Mandate questa immagine a quelli che parlano di “verità assoluta”…

Un bell’articolo del blog “In Coma è Meglio” (link) mi ha fatto riflettere, fatemi buttar giù due righe prima di tornare a pensare alle sciocchezze della vita di tutti i giorni…

Il loro articolo inizia così:

Una cosa che andrebbe scritta nel manuale di accompagnamento del neonato è questa: non prendere mai sul serio quello che fai, ma fallo sempre seriamente. Invece la gente tende a fare il contrario.
Prendersi sul serio è una cosa molto sciocca, perché se ti prendi sul serio vuol dire che non hai ben presente la situazione e la situazione è, voglio ricordarlo:

1) L’universo è infinito.

2) Tu stai morendo.

Noi esseri umani siamo degli animali un po’ cresciuti, si sa, e gli animali non hanno la capacità di guardare oltre ai propri immediati bisogni e oltre ai problemi dei simili che si trovano nelle proprie immediate vicinanze.

Agli animali manca la visione d’insieme.

Scopo ultimo degli animali è mangiare e far sopravvivere sè stessi e la propria famiglia, seguendo la legge del più forte propria della natura. Se due branchi di lupi si incontrano è subito guerra. Un leone non ha problemi a uccidere una debole gazzella, la mantide religiosa addirittura si mangia il maschio durante l’accoppiamento, chissenefrega, la specie prosegue e lui non serve più. La cooperazione nel mondo animale esiste ma è ristretta alla propria immediata cerchia familiare, al massimo al proprio branco.

L’animale-uomo apparentemente riesce a superare questa ineluttabile legge naturale: il nostro cervello si è evoluto lasciando un po’ di spazio alla compassione e all’altruismo verso chi non si conosce ma soprattutto ci ha aperto gli occhi dandoci la capacità di “guardarci da lontano”.

Questa incredibile capacità permette di astrarci dai piccoli problemi della nostra breve vita cercando una visione di insieme dell’universo e della nostra esistenza in esso. Ci permette di vedere il tempo che scorre e di riconoscere la nostra caducità.

terra vista dalla galassia

Non prendere le cose troppo sul serio, ricordati… tu sei qui.

Riuscire a capire la propria limitatezza è ciò che ci rende diversi dagli animali e ci umanizza. Un approccio disincantato alla propria vita è quanto di più alto si possa raggiungere, i buddhisti lo chiamano il Nirvana: un’immensa, inimmaginabile e imperturbabile consapevolezza, la fine delle sofferenze, dei dolori e delle passioni.

Senza arrivare tanto in alto e senza scomodare discipline orientali, basterebbe un po’ di sana consapevolezza dei propri limiti per poter viver meglio…

Tutto questo sarebbe bello a livello teorico ma in realtà, e qui arriviamo al punto, noi esseri umani pur avendo la capacità di guardarci da lontano e contemplare la nostra pochezza nei confronti dell’universo, raramente lo facciamo, perchè non è facile accettare di non contare assolutamente nulla (a livello macroscopico) senza farsi venire un gran giramento di testa dovuto alla perdità di centralità del nostro ego.

La nostra società e il nostro modello economico ci spinge ad essere i migliori, a schiacciare gli altri pur di arrivare primi, a non fermarsi mai e continuare ad accumulare perchè più uno ha più è una persona realizzata (dicono!). Riempiamo le nostre giornate di cronaca nera, di passatempi e di informazioni inutili. I mass media spingono verso modelli distorti e la scuola sta abbandonando il suo ruolo di insegnante per diventare una più pragmatica ma disumanizzante “preparazione al mondo del lavoro”.

Se la storia del pianeta terra venisse condensata in 12 ore l'uomo sapiens sarebbe nato 2 secondi fa

Se la storia del pianeta terra venisse condensata in 12 ore l’uomo sapiens sarebbe nato 2 secondi fa

Almeno la spiritualità dovrebbe aiutarci a staccarsi dalle banalità delle vicissitudini quotidiane e innalzarci verso una piena consapevolezza… certe discipline orientali sembrano farlo ma il concetto occidentale di Dio sembra essere un’auto-difesa che ci siamo creati per fronteggiare il terrore che si prova di fronte allo scorrere del tempo e all’infinità degli spazi.

Dio ci ha creato e dà uno scopo alla nostra vita => l’uomo è al centro dell’universo

Io posso parlare con Dio che mi ascolta => Io sono al centro dell’universo

La religione ci fa tornare un po’ animali, ci ridà quell’importanza che in realtà sappiamo di non avere, ma che non vogliamo affrontare.

La visione d’insieme ci sfugge sempre più.

Posto che è IMPOSSIBILE riuscire a spostare completamente il proprio ego dal centro del nostro personale universo, dovremmo almeno tentare di limitarne l’influsso negativo sul proprio comportamento e sulle proprie decisioni personali. Riuscire a trovare un equilibrio tra apertura mentale e auto-celebrazione di sè stessi ci permetterebbe di vivere e stare meglio con noi stessi.

Per chiudere riprendo i due punti di inizio post e ne aggiungo un terzo:

1) L’universo è infinito.

2) Tu stai morendo.

3) Datti da fare per realizzare i tuoi sogni ADESSO

Il Caso o la Speranza?

Il caso o la speranza - copertinaHo recentemente letto un libro-dialogo tra il filosofo ateo Paolo Flores D’Arcais (direttore di Micromega) e il teologo credente Vito Mancuso (famoso per le sue posizioni cristiane non dogmatiche e progressiste).

Non voglio commentare gli interessanti scambi tra questi due ottimi pensatori ma vi propongo alcuni passaggi del libro che mi hanno colpito e che voglio scrivere uno dietro l’altro per poterli ricordare meglio (e, forse, per convincere qualcuno a comprarsi il libro!).

Ho un po’ rielaborato le frasi per renderle più comprensibili una volta estratte dal contesto.

“Mi angustiano le persone che non pensano, che sono in balìa degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti”

Carlo Maria Martini

Se è vero che atei e credenti condividono alcuni valori essenziali etico-politici, non è così il modo di «fondarli»: il vero punto della discordia è sul relativismo (certezze religiose vs falsificabilità scientifica)… andiamo a leggere degli estratti dal libro:

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(post dal 2009) Dio non esiste

Ri-posto questo articolo, il più commentato di sempre (ben oltre i 3000 commenti!), anche perchè ormai il precedente era diventato quasi illeggibile  (bisogna aspettare che si carichi tutta la pagina e al cellulare spesso si hanno problemi).

Non è un articolo breve, non è un articolo semplice, questo è un post contro l’appartenenza ad una Chiesa, contro la fede in una religione, contro la certezza dell’esistenza di Dio.

Ora, tralasciando inutili orazioni anti-clericali che lasciano il tempo che trovano (non scrivo del male provocato dalla Chiesa nella storia, cerco di andare direttamente al nocciolo della fede in una religione), provo a spiegare le mie ragioni, partendo dal presupposto che:

Gli atei annoiano perché parlano sempre di Dio
(Heinrich Böll)

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