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Autore ArgomentoTeologia o Ariafrittologia ?
mattia
Principiante
Posts: 12
Post Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 11:29

Colgo l'occasione di uno scambio di battute con Paolo (ateo colto e convinto) e Claudio (cristiano colto e convinto, un po' cattolico) sul divertente post di Samuele "La Divina Tragedia: atto quarto (Numeri)" (http://www.blogzero.it/2011/01/16/la-divina-tragedia-atto-quarto-numeri/) per proporre una discussione sulla teologia.

Da tempo mi pongo una domanda alla quale non trovo risposte adeguate.
Sento spesso parlare di "ottimo teologo", "teologo innovatore", "fine teologo", attribuiti a questo o quel personaggio (Ratzinger, Kung, Mancuso ecc).
Mi viene da pensare che, quindi, ci possano essere "teologi mediocri", "teologi tradizionalisti", "teologi grossolani".....

Ma, “come si fa a valutare la capacità professionale di un teologo ?”.

Ho rivolto la domanda a tutti. Speravo mi potesse rispondere qualche credente, ma mi ha risposto solo Paolo (con alcuni spunti che subito non ho compreso, ma che ora mi sembrano molto interessanti).

Io, da “bieco ateo”, sarei portato a ritenere che non vi sia possibilità di valutare le capacità di un teologo in quanto il suo “oggetto di lavoro” – analizzare la relazione dell’uomo con dio ? – manca di uno dei due termini della relazione.
Ma se anche esistessero entrambi i termini, il problema starebbe nell’impossibilità di verificare la rispondenza fra le affermazioni del teologo X con la realtà analizzata, e quindi l’incapacità di distinguere gli elementi fantasiosi da quelli effettivi del suo “teologizzare”.

Di conseguenza, e di primo acchito, se fossi credente tenderei a ritenere bravo un teologo quando esprime in termini dotti quella che è la mia personale visione del soprannaturale, e non bravo il teologo che esprime concetti sulla soprannaturalità che non sento “miei”.

Insomma valuterei la bontò di un teologo esattamente come valuterei la bontà di un gelato.

Facendo un passo più il là potrei ritenere molto valido, o geniale, un teologo che esprime aspetti della mia personale visione de, o rapporto con, il soprannaturale dei quali non mi ero accorto, magari perché subliminali.

I testi biblici presentano scene, idee e concetti “disgustosi”: penso che su questo siamo quasi tutti d’accordo (credenti e non); riflettiamo però sul nostro “disgusto”. Gli stralci di Samuele nei post "La Divina Tragedia" sono più che chiari: noi non possiamo accettarli, contrastano con la nostra estetica, con la nostra etica, con il nostro senso della misura. Ma altri uomini del passato li hanno ritenuti più che accettabili, addirittura “esemplari”.

Del resto anche la Chiesa Cattolica, in modo silenzioso, sta a poco a poco “nascondendo sotto il tappeto” grandi parti dell’Antico Testamento, perché non più gradite all’uditorio: durante la messa vengono letti solo pochi passi stereotipati, evitando con attenzione le parti più crude.

Quindi, tornando alla questione della valutazione dei teologi, mi sovviene una ulteriore possibilità, forse meno meno grossolana delle prime…

Potremmo definire bravo un teologo in grado di formulare una lettura sufficientemente scostata dal mainstream della tradizione religiosa (ma non tanto da essere rigettata come eretica), tale da intercettare, magari anticipandoli di poco, i favori di una classe di credenti evoluti e culturalmente infuenti ?

In questo senso un bravo teologo potrebbe essere un manutentore culturale, un cesellatore di concetti, che, con il suo coraggio ed il suo sforzo intellettuale, cerca di adattare le affermazioni teologiche al cangiante “gusto religioso” della società dei credenti ?

Un po’ come avviene alla coca cola (marchio registrato): da più di 100 anni la formula ed il gusto sono cambiati circa dieci volte, ed il successo del prodotto è confermato.

Oppure come un orologiaio che, rendendosi conto dell’incapacità del vecchio orologio di tenere il passo con l’ora reale, si limita ogni tanto a spostare in avanti le lancette.

che ne dite?

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 15:57

Inserisco qui l'interessante commento di
Claudio del 16 settembre 2011 alle 12:34 sul post "La Divina Tragedia: atto quarto (Numeri)"

Se la metti sul piano di valutare un professionista non è più finita, perché chi può dire che il professionista è bravo oppure no? altri professionisti immagino, ma chi ci assicura che anch’essi siano davvero capaci? Non si finisce più… e questo dimostra come queste discussioni lasciano un po’ il tempo che trovano. Io leggo quello che dice il teologo come l’ateo, leggo penso e valuto, magari il teologo non è proprio capacissimo e l’ateo ha un qualcosa di credente, ma non sono problemi miei, non conoscendo direttamente le persone. in un blog si può limitarsi, cosa che pure è già tanto, a discutere su ciò che ognuno scrive, a prescindere dalla sua competenza o meno.
Teologo significa studioso di Dio, non necessariamente cristiano cattolico, dunque ben venga il parere di tutti! Parere che resta tale finché non si limita la discussione ad una cerchia di esperti. Ma chi può essere esperto delle cose di Dio? Di certo non un ateo, e qui ribadisco l’inutilità di certe discussioni qui fatte. Di Dio si può parlare solo attraverso esperienze (che semmai possono far luce su scritti e regole e dogmi, i quali senza l’esperienza personale di Dio restano vani e incomprensibili e spesso inaccettabili). Dunque perché vi ostinate a parlare di ciò di cui non avete fatto esperienza? Non voglio suscitare polemica, cerco di chiarirmi con un esempio: se tutto il mondo giocasse a tennis e il tennis entrasse in ogni ambito della vita, ma io del tennis non so niente, non lo gioco e non mi interessa, potrei sostenere la mia posizione davanti a tutti, ma non discutere sulle regole del gioco, su chi è bravo o chi no, o su cosa si dovrebbe fare per migliorare. Non sarebbe argomento di mia competenza! Io potrei solo argomentere quanto sto bene senza. Mi capite? un ateo che parla di Dio è come mia mamma che commenta la partita di calcio!

mattia
Principiante
Posts: 12
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 15:59

Claudio, a mio parere sei in errore.

Se, come dici tu, "teologo significa studioso di Dio", allora nulla vieta ad un ateo di essere un teologo.
Chi studia un oggetto od un argomento, ne studia le caratteristiche; la caratteristica più fondamentale di un oggetto è la sua effettiva esistenza o inesistenza.
Un teologo ateo approfondisce questa caratteristica.
Un teologo non ateo passa, velocemente o meno, sopra questa caratteristica fondamentale e focalizza l’attenzione su questioni meno fondamentali, tipo se il suo oggetto di studio, Dio, sia rosso, verde o birulò.

Se, invece, la teologia è (come disse il teologo Warfield) "la scienza del rapporto di Dio con l'uomo e con il mondo", essendo Dio inconoscibile (nella stessa misura per i credenti quanto per i non credenti – e non penso che tu possa fondatamente affermare di conoscere Dio meglio di me ) rimane da studiare la relazione dell'uomo con Dio.

Ed in questo studio, come per tutte le cose, non essere implicati direttamente, essere "fuori dalla relazione", è una buona base di partenza per notare aspetti sottili che sfuggirebbero a chi è "dentro il rapporto". Così, come lo psicologo di coppia, grazie alla sua obiettività correlata al suo distacco, può aiutare delle coppie in crisi a vedere la radice dei problemi ed a trovare le soluzioni, così non disprezzerei il parere dell'ateo che può vedere con maggiore serenità i “problemi di coppia” fra uomo credente e Dio.

Ciao

mattia

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 20:28

Ma Mattia, sembra che tu stia cercando di giocare con le parole...
L'etimolgia della parola teologo/teologia studio, indagine discussione, su Dio. Chiaramente poi la teologia studia Dio in rapporto all'uomo, sennò cosa lo studia a fare?
Da Wikipedia, la definizione più immediata reperibile in rete: "La teologia (dal greco antico θεός, theos, Dio[1] e λόγος, logos, "parola", "discorso", o "indagine") è la disciplina che studia Dio, ovvero le divinità nei caratteri che le varie religioni riconoscono come propri del divino in quanto tale; accessoriamente, e in alcune religioni, si occupa di sviluppare elaborazioni teoretiche circa materie dogmatiche, oggetto della fede dei credenti" Dunque la tua sottigliezza è inutile e fuorviante.
Poi, posso essere d'accordo che lo studio di Dio non compete unicamente a chi ci crede, ma cosa si può dire di uno che passa tutta la vita a studiare e argomentare su ciò che non crede?
Il paragone che fai con lo psicologo non calza per niente, in quanto tutte le dimensioni, i problemi le situazioni che una coppia può vivere, sono studiate, valutate sperimentate,direttamente o indirettamente o per deduzione, e comunque si tratta di rapporti tra persone; quando si tratta di rapporto uomo Dio, tutto parte da un atto di fede, dunque non sperimentabile. Inoltre mentre dallo psicologo il rapporto della coppia non funziona, tra credenti e dio il rapporto funziona benissimo.
La tua frase "in questo studio, come per tutte le cose" denota che non sai di cosa stiamo parlando perché lo studio di Dio non è, come detto, sperimentabile scientificamente come "tutte le cose".
Per rispondere poi alla tua affermazione "non penso che tu possa fondatamente affermare di conoscere Dio meglio di me" (che trovo legittima quanto infondata, in quanto non ci conosciamo e né io né tu sappiamo che conoscenza ha l'altro di Dio, quindi la ritengo poco più che una battuta) ti vorrei fare un esempio: prendiamo una musica nota a tutti come la sigla dell'Eurovisione; tutti la conosciamo e tutti possiamo parlarne e discuterne; c'è chi però si è preso la briga di andare a cercare da dove viene, di vedere lo spartito, e questi sicuramente avrà una conoscenza superiore; c'è chi l'ha suonata ed è quindi ancora ad un livello superiore; c'è chi ha suonato tutta la composizione da cui è tratta, c'è chi l'ha arrangiata per questo o quell'ensamble... che dire poi di chi la scritta? Alla luce di questa breve scaletta di conoscenza, chi dice di conoscere la musica dell'Eurovisione perché l'ha sentita in TV, si può dire che la conosce appena, quasi niente. Ecco il valore dello sperimentare una cosa. Lo stesso vale per Dio, chi non si addentra un po', può dire la sua certamente ma non pretenda di avere un parere autorevole!
Detto ciò vorrei che steste un po' più attenti alle vostre argomentazioni, che spesso risultano banali e prive di fondamento, altrimenti la discussione non ha senso. Sembra che mi si prenda per uno sciocco credulone e non è proprio il caso.

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 20:38

Ma se per parlare di Dio bisogna crederci, come si può studiare in modo critico?
Dico questo perchè non sono a conoscenza di teologi che mettano in dubbio la sua esistenza; se ci sono, allora ritiro la domanda.

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 16, 2011, 20:43

Ma se i teologi , per essere tali, devono credere in Dio, come possono discutere la possibilità della sua inesistenza?

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 18, 2011, 13:05

Penso che parlare dell'esistenza o no di Dio non sia un argomento da teologi, ma da filosofi, da umanisti, sociologi... Come si può studiare bene qualcosa in cui non si crede? Risulterà sempre uno studio prevenuto.. Prima si discute sull'esistenza o meno di Dio, poi chi sceglie di crederci approfondisca lo studio, chi sceglie di non crederci, lasci stare, continui semmai ad argomentare la sua posizione, il suo modo di vivere scevro di spiritualità e di trascendente, allora la discussione rimane viva e interessante.

Claudio78

PS: mi firmerò anche con l'anno di nascita perché ho visto commenti nel blog di un altro Claudio che non sono io. Ciao!

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 18, 2011, 14:08

"Come si può studiare bene qualcosa in cui non si crede?"
Nelle scienze fisiche, per esempio, non è un ottima cosa credere in ciò che si sta studiando, in quanto lo scopo del ricercatore è quello di falsificare l'ipotesi in esame

Viator1

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 18, 2011, 16:46

@Claudio78

Ci sono innumerevoli studiosi che studiano qualcosa di cui non sanno se esista.
Ricordo la storia di un ricercatore che per tutta la vita cercò il fattore ipofisario che controllava la secrezione endocrina pancreatica.
Esiste il fattore ipofisario che controlla la secrezione endocrina surrenalica, tiroidea, gonadica, ecc, perchè non avrebbe dovuto esserci anche un ormone ipofisario che regolasse il funzionamento endocrino pancreatico?
Questo studioso ha cercato per tutta la vita, ma non ha trovato nulla.

Ciao Aristarco

Ospite

Posts: 67
Post Re: Teologia o Ariafrittologia ?
il: September 18, 2011, 19:48

certamente un teologo potrebbe essere ateo.

Ma io aggiungo che un teologo non può che finire per essere ateo. Più di me.

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