Di recente è stato sollecitato un certo animato dibattito sulle pagine di autorevoli riviste scientifiche circa il funzionamento di dosi omeopatiche di Gelsemium sempervirens nel trattare l'ansia in modelli murini. La ricerca sull'effetto di rimedi omeopatici anche commerciali su animali di laboratorio viene condotta in pochi laboratori nel mondo, tra questi mi piace ricordarne due: l'Università di Strasburgo (gruppo del Prof. Venard) e l'Università di Verona (gruppo del Prof. Bellavite). Quest'ultimo gruppo di ricerca ha pubblicato diversi risultati, per lo più su riviste di nicchia, circa l'efficacia di diluizioni 9CH sia di Gelsemium che di Ignatia, ma anche di diluizioni 30CH, in particolare nell'ansia di topi trattati con il gelsomino giallo (Gelsemium sempervirens). Un interessante lavoro è stato pubblicato su Psychopharmacology, nel 2010: in questa autorevole rivista, come mostra il video di You Tube http://www.youtube.com/watch?v=PC0w4pi7e5I
il gruppo del Prof. Bellavite, che, come lui stesso si autodefinisce, lui stesso si considera "uno dei massimi esperti di farmacologia omeopatica" (http://www.paolobellavite.it/index.html), ha mostrato che dosi ultradiluite di Gelsemium (senza molecole di principio attivo) modificano il comportamento dei topi secondo test validati usati nelle scienze comportamentali, ad esempio l'open field test (OFT) e il light dark box (LDB), tutte cose spiegate benissimo nel sito del Professore (http://www.paolobellavite.it).
In realtà, questi esperimenti sono pieni di bias.
Il bias è un errore grossolano o sistematico o una viziatura nell'interpretazione dei risultati che è molto comune in diversi lavori scientifici. In questi casi la scienza si "purifica" ottimizzando gli esperimenti sulla base delle legittime osservazioni del contesto internazionale dei colleghi o peer reviewer (revisori alla pari).
Apriti cielo!!
Non si fa.
E' ad esempio assolutamente scorretto che il Prof Bellavite, usando un sito personale con il logo dell'Università in cui lavora (http://www.paolobellavite.it) riporti solo i "suoi" commenti in risposta ai commenti di altri dottori nel mondo (perchè dottori sono...proprio come lui) terminandoli con qualche nota di sarcasmo, anche nel presentare le persone a cui i commenti sono rivolti (tecnico laureato, "gente" del Mario Negri, etc..), forse addirittura con disprezzo. Mah. Sta di fatto che:
a- al lavoro su Psychopharmacology sono seguiti un mio commento critico su Front Neurol, 2011; un commento critico di due ricercatori dell'Istituto Mario Negri su Psychopharmacology 2011; un mio commento molto articolato su Int J Neurosci del 2012, tutti ovviamenti pubblicati e rintracciabili su PUBMED;
b.- A tale dibattito il Professore ha risposto con un commento su Front Neurol (in risposta al mio) e su Psychopharmacology (in risposta all'articolo dei due ricercatori del Mario Negri), tutti su PUBMED.
Uno dei vulnus del lavoro è l'uso dell'etanolo e l'effetto fear conditioning.
I topi sono stati trattati tutti con una quantità di etanolo in grado di sedarli; gli studi di farmacocinetica su ratti e topi suggerirebbero che la quantità di etanolo iniettata nel "pancino" dei topolini sia in grado di diminuire quei parametri di moto che sono interpretati come effetti ansiolitici. Inoltre, chi ha eseguito le iniezioni ha anche frequentato ed eseguito gli esperimenti, creando un tipico effetto placebo negli animali chiamato Pavlovian fear conditioning. Ora: il Professore ha scritto un lungo e articolato lavoro su una rivista poco nota e non indicizzata, per avere ragione (fa anche bene, ovviamente). Però, al commento dei due ricercatori del Mario Negri che gli indicano, con garbo, di intraprendere esperimenti molto più accurato quanto più è poco plausibile l'effetto egli risponde che l'implausibilità è soprattutto di un tipo di medicina che non ammette critiche, la medicina ufficiale. E che sono venti anni che lavora su questi argomenti, dunque...non ha bisogno di critiche costruttive?
Ai commenti indicati sopra se ne aggiungerebbe un altro, che è il primo a tirare fuori l'imbarazzante questione dell'alcool e che, inoltrato a Front Neurol è stato prima accettato (sett 2011), poi pubblicato con DOI (ott 2011) e poi ritirato dopo circa un mese per l'intervento intimidatorio di qualcuno e rimesso in revisione. Assurdo. I lavori pubblicati sono già stati rivisti (Front Neurol è una rivista peer reviewed), corretti ed accettati: perchè tale revisione "dopo"? Il risultato di tale revisione è stata la bocciatura perchè gli Autori hanno considerato le osservazioni (pubblicate altrove) "errori" ed hanno convinto l'Editor-in-Chief a ritirare un pregevole Commentary già pubblicato...
In effetti il punto che è stato criticato riguardava proprio l'etanolo. Oviamente, se tale osservazione fosse stata scorretta, l'Associate Editor avrebbe dovuto rifiutare il Commentary e la storia sarebbe finita lì. Invece c'è stato un intervento "esterno poco ortodosso..."
Ora: che pensiero si potrà fare la gente dell'omeopatia sapendo queste cose?
Sapendo che un'Azienda farmaceutica co-finanzia le ricerche del Professore, pur mettendo la firma sull'assoluta buona fede scientifica di quest'ultimo, che deduzione logica si farà la gente se il Professore non risponde in modo puntuale ai commenti sull'agone scientifico e riporta che:
"We believe that critical thinking is always essential: not only when plausibility is low, but also when it is high as it may seem in some fields of conventional pharmacology. Otherwise, paradigms prevailing in medical thinking and even wrong theories endowed with apparently high plausibility are likely to continue dominating without critical control, cioè che la scienza ufficiale è piena di preconcetti? (Bellavite P et al. Int J High Dil Res 2011)
Resto basito...
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