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4 e a casa!

Così, tanto per riassumere:

p.s. a Milano passano tutti e 5 i referendum ambientali, doppia festa!

Super PD, Lega affossata

Pur sottoscrivendo la vignetta successiva, copio e incollo un paio di grafici da questa interessante analisi dei risultati di queste amministrative…

La vittoria della sinistra è nettissima, guardate il flusso dei comuni che “licenziano” un sindaco del PDL:

Flussi dei comuni con più di 15mila abitanti

 

Meno plateale ma altrettanto chiara è la vittoria del PD come partito: prendere il 27% alle amministrative (nel Nord!) è davvero un risultato straordinario e insperato. Tenete conto che sono elezioni in cui le liste civiche arrivano quasi al 22%:

 

Voti dei partiti, ottenuti nel Nord (EmiliaRomagna esclusa)

Altri dati sono qui:

http://www.demos.it/a00592.php?ref=HREA-1

Comunali a Milano: vignetta

 

Miracoli sotto la madonnina?

Non siete Stato voi (Caparezza)

Vi segnalo il testo di una canzone presa dall’ultimo album di Caparezza, “Il sogno eretico”.

Davvero bel cd, davvero bei testi, consigliatissimo.

Caparezza

Un esempio di testo impegnato unito a musica e grande interpretazione, ecco “Non siete stato voi” (video e audio in fondo):

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti.
Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti.
Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa.
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa.
Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta.
Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi.
Non siete Stato voi che meritereste d’essere estripati come la malerba dalle vostresedi.
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.
Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali.
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.
Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati, siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio: “Non sono stato io”.

Lost in Lampedusa

Rubo da ilpost.it, come risolvere i problemi di Lampedusa (per appassionati del telefilm Lost)

Proprio ieri Berlusconi ha ben pensato di sferrare un duro attacco alla scuola pubblica (l’ennesimo), probabilmente per riconquistarsi le simpatie di certi gruppi cattolici che vorrebbero sovvenzioni statali per le proprie scuole cattoliche.

Sugli sconti statali alle scuole private s’è già scritto moltissimo, io mi limito a pubblicare questo splendido post del 2003 di leonardo (http://leonardo.blogspot.com), c’è ben poco da aggiungere:

Toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare

Luigi Giussani

Vogliamo Don Giussani nudo.

“Buongiorno”.
“Buongiorno a lei, desidera?”
“Vorrei della scuola per mia figlia”.
“La vuole pubblica o privata?”
“Ecco… io non me ne intendo molto, sa? Mi spiegherebbe…”
“…la differenza? Son qui per questo. Dunque: la scuola pubblica è aperta a tutti. Gli insegnanti sono selezionati mediante concorsi di Stato o corsi specializzati. Le spese scolastiche (libri, mensa, trasporti) sono calmierati…”
“Uh, questo mi piace”.
“…Perciò la scuola pubblica tende a ridurre le distanze tra classi sociali e gruppi razziali: per sua natura è interclassista e multiculturale. Ricchi, poveri, bianchi e neri, tutti compagni di banco”.
“Ma funziona?”
“Dipende dalla società. In una società aperta, civile, con una robusta classe media, la scuola pubblica funziona a pieno regime. Per contro, se la classe media si svuota, se prevalgono spinte all’isolamento e i quartieri vengono recintati, inevitabilmente la scuola pubblica degenera in un ghetto”.
“Mmm, questo non mi piace tanto. E l’altra cos’è?”
“L’altra è una scuola di classe. Ci va chi può permetterselo. Insegnanti e dirigenti sono selezionati sul mercato del lavoro. Lo studente di una scuola privata è come un investimento: deve fruttare per forza. Conviene ai dirigenti, conviene agli insegnanti, conviene ai genitori”.
“Ma allora diventa una fabbrica di voti?”
“Dipende. Ci sono le scuole eccellenti e le scuole per finta: il mercato offre prodotti diversificati. Se sua figlia è indolente, può parcheggiarla in un votificio. Ma se sua figlia vuole sgobbare e diventare qualcuno, le consiglio una scuola privata di qualità”.
“Questo sì che è parlare! Ecco, voglio una scuola di quelle lì”.
“Bene. Fanno venti milioni”.
“Prego?”
“Forse non mi sono spiegato bene. La scuola privata costa molto di più di quella pubblica”.
“Ma io venti milioni non ce li ho!”
“Allora non se la può permettere, mi dispiace. È la legge del mercato”.
“Ma io ho diritto di scegliere!”
“Lei ha il diritto di scegliere una scuola pubblica. Ne abbiamo di ottime, sa?”
“Ma io voglio quella privata! Io ho il diritto di mandare mia figlia alla scuola privata!”
“Non è questione di diritti, è questione di soldi. Se non ha venti milioni non ce la può mandare”.
“E lo Stato, scusi?”
“Come?”
“E lo Stato dov’è? Lo Stato mi deve aiutare!”
“Lo Stato dovrebbe aiutarla a mandare sua figlia in una scuola privata?”
“Sì”.
“Senta, mi spieghi una cosa. Lei è un liberista o un assistenzialista?”
“Mah, liberista, direi”.
“Ed è sicuro di poterselo permettere?”
“Come sarebbe a dire? Essere un liberista è un mio diritto”.
“Tutelato dallo Stato, magari”.
“Precisamente”.
“Cioè, lei pensa che lo Stato debba garantirle il diritto di essere liberista”.
“Sì, perché?”
“Non se la prenda, ma temo che lei abbia le idee un po’ confuse”.
“Davvero?”
“Sì, credo che le manchino alcune nozioni fondamentali. Mi tolga una curiosità…”
“Dica”.
“…che scuola ha fatto, lei?”
“Io? Le suore, perché?”
“Ah, ecco”.

***

Chi ha inventato i buoni scuola dovrebbe tornare a scuola. Semplicemente. Non si tratta di dover scegliere tra pubblico e privato; si tratta di non riuscire a capire la differenza. Ancora un poco e ci sarà chi chiede i buoni-benzina per andare al lavoro in macchina piuttosto che in autobus. Oppure, già, i buoni UPS per fare a meno del servizio postale.

Naturalmente, c’è anche chi fa il furbo. Ultimamente si sente spesso il nobile adagio attribuito a Don Giussani: “Toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. Vecchia volpe, ma per chi ci ha preso? Ci rendiamo conto benissimo che l’unico modo di spogliare l’insigne prelato e i suoi amici, l’unico modo di restituire loro l’evangelica povertà (caldamente consigliata per la prova di ammissione al Regno dei Cieli) è privarli della loro principale fonte di reddito: la scuola cattolica assistita dallo Stato laico. Che di privato, ormai, ha solo il nome. Forse sarebbe ora di darle il nome che le spetta: Scuola Parastatale.

Fonte: leonardo.blogspot.com