C’è vita senza luce e ossigeno
Scritto da Samuelegen 16
Non ha fatto grande scalpore a livello mediatico ma una recente notizia conferma ancora di più quanto siano incredibili e impensabili le strade che la natura e l’evoluzione possono percorrere.
In breve: in un lago super salato in Antartide è stata scoperta una comunità batterica che vive completamente isolata da un spesso strato di ghiaccio, senza ossigeno, senza luce e a 12 gradi sotto zero.
Più precisamente questi batteri vivono da almeno 3000 anni alla temperatura di −11,6 °C e a una profondità di 15,8 metri, e sono immersi in una salamoia, cioè in una soluzione acquosa di sale vicina alla saturazione (contenente cristalli di sale o sale prossimo alla cristallizzazione).
“Chissenefrega“, direte voi, “lasciamo quei batteri con la loro sicuramente non insipida vita e continuiamo per la nostra strada, ho l’acqua che mi bolle in pentola“.
Chissenefrega un corno!
Ancora una volta la natura ci mostra che per vivere non è necessario un ambiente “ospitale” come quello in cui ci siamo sviluppati noi esseri umani.
Finora infatti si è sempre pensato che ossigeno e luce fossero indispensabili alla vita.
Proprio per questo, infatti, quando si cercano altre forme di vita ci si concentra sui pianeti più simili alla Terra, quelli con una stella alla “giusta” distanza per avere l’acqua e una temperatura in cui un essere simil-terrestre potrebbe evolversi.
Peccato che negli ultimi anni si sta sempre più capendo che la vita potrebbe nascere ed evolversi anche in ambienti completamente diversi, in modi che noi non riusciamo ancora a comprendere (probabilmente perchè la chimica con cui questi “esseri” sopravvivono non ha emuli sulla Terra).
Noi uomini in fondo siamo come un pesce rosso che dalla propria tranquillissima palla di vetro cerca di scoprire se esistono altri pesci al di fuori. Il pesce cercherebbe altre palle di vetro simili, perchè solo in una palla di vetro come la sua ogni tanto cadrebbe cibo dal cielo con cui sfamarsi!
Noi siamo come quel pesce idiota, noi non riusciamo nemmeno ad immaginare in che modi assurdi si possa evolvere la vita, e vediamo l’universo da un punto di vista molto limitato: il nostro.
Quindi diamo il benvenuto a questi nuovi batteri duri a morire e abbassiamo le arie: non siamo un caso eccezionale nell’Universo, siamo solo una delle miliardi di possibili evoluzioni che potevano comparire in 13,5 miliardi di anni… e non è nemmeno detto che siamo una delle migliori (visto come stiamo sporcando l’acqua della nostra palla di vetro spero proprio che la natura abbia partorito di meglio, da qualche parte…)
Fonti:
Articolo “Le Scienze”
Articolo ufficiale su PNAS





15 commenti
Commento di claudio il 16 gennaio 2013 alle 21:13
Grazie per la news. Ti segnalo pero’ che manca il link al sito de Le Scienze (e’ un link unico verso PNAS).
Commento di Mauro il 16 gennaio 2013 alle 22:27
E magari è anche vita più intelligente della nostra
Saluti,
Mauro.
Commento di nova77 il 17 gennaio 2013 alle 09:38
“la vita può nascere ed evolversi anche in ambienti completamente diversi”
Questo non lo sappiamo ancora. I batteri che tu porti come esempio sono ancora nostri “cugini” visto che condividiamo il DNA come meccanismo di replicazione (oltre che probabilmente un mucchio di altri meccanismi cellulari).
Personalmente ritengo una delle spiegazioni al paradosso di Fermi è che il passaggio agli Eucarioti non è così evidente. Da quello che ne sappiamo la vita esisteva da 2-3 miliardi di anni sulla terra prima che facessero la loro comparsa. E l’evento (ancora a quanto ne sappiamo) è avvenuto solo una volta.
Un discorso simile vale per l’intelligenza tecnologica: ci sono voluti 4 miliardi di anni prima che si sviluppasse *un solo* caso tra le moltitudini di esseri viventi. Al contrario di caratteristiche come la vista o i denti, che si sono evolute decine di volte indipendentemente, non sembra quindi che l’intelligenza tecnologica sia una nicchia facilmente riempibile.
Questo non vuol dire che non possano esistere altre civiltà tra i miliardi e miliardi e miliardi di pianeti là fuori (se così non fosse sarebbe davvero un grande spreco di spazio!). Penso solo che siamo un evento molto raro.
Commento di nova77 il 17 gennaio 2013 alle 09:42
Ah, volevo precisare che il motivo per cui è importante il fatto che condividiamo lo stesso DNA con questi batteri è che c’è una bella differenza tra crearsi in ambienti ostili, ed evolversi in ambienti più ideali *e poi* adattarsi ad ambienti più ostili.
Commento di Samuele il 17 gennaio 2013 alle 10:24
@claudio: link aggiornato
@nova77: hai ragione, ho aggiunto un più prudente condizionale a quella frase… e in generale sono d’accordo con te, questi batteri non provano che la vita possa nascere in un ambiente senza ossigeno nè luce, ma studiare il loro adattamento sarà comunque molto importante per capire come si possa sopravvivere a quelle terribili condizioni
Commento di Diego il 17 gennaio 2013 alle 10:41
Bello il paragone con il pesce rosso, direi molto azzeccato
Commento di Aristarco il 18 gennaio 2013 alle 22:25
Ehm… scritto nel modo in cui è scritto, lo trovo difficilmente credibile
In altre parole, è difficile credere che ci sia una comunità batterica che vive immersa nella salamoia, completamente isolata da un spesso strato di ghiaccio, senza ossigeno, senza luce e a 12 gradi sotto zero, da almeno 3000 anni
E’ infatti noto che la vita è sostentata dall’energia proveniente dal Sole e convertita in “energia chimica” tramite la reazione clorofilliana.
Reazione clorofilliana come quella di una sequoia o come quella di un alga unicellulare.
Anche la fauna ipogea delle profondità più estreme delle caverne o quella degli abissi marini dipendono, in realtà, da una continua “pioggia” di detriti organici provenienti dalla superficie della terra o dai livelli superiori del mare.
Tutta la vita quindi si mantiene quindi tramite l’ accoppiata sole + clorofilla
L’unica eccezione a questa granitica regola è rappresentata – come è noto – da colonie di batteri chemioautotrofi che si nutrono dei sali minerali disciolti a base di zolfo, in particolare il solfuro di idrogeno, di cui sono ricche le acque che fuoriescono da alcuni camini idrotermali (i cosiddetti black smokers).
Orbene, come può riuscire una variegata colonia batterica a formarsi e a sopravvivere per millenni senza immissione di energia dall’esterno????
Ammettiamo che nel Lago Vida vi sia un un deposito di “cibo”.
I batteri si moltiplicano esponenzialmente fino a che è presente cibo.
Quando la massa microbica – enormemente sviluppata – non trova più cibo, semplicemente muore. E tutto ciò in tempi non lunghi.
In conclusione, avrei bisogno di altri dati, per ritenere plausibile questa storia. Che se fosse – in modo certo – confermata, sarebbe davvero degna di generare scalpore :-O
Ciao a tutti
Aristarco
Commento di Artemio il 19 gennaio 2013 alle 11:12
Ciao Samuele, scusa vorrei correggere la tua frase:
“Finora infatti si è sempre pensato che ossigeno e luce fossero indispensabili alla vita.”
In realta è ben nota l’esistenza di batteri classificati come “anaerobi”, tra i quali si annoverano gli anaerobi facoltativi, i quali possono fare a meno della presenza dell’ossigeno, e gli anarerobi obbligati, i quali vivono solo in totale assenza di ossigeno.
Ciao
Commento di paolonesi il 19 gennaio 2013 alle 18:04
@ ARISTARCO rif. 18 gen 22:25
Aristà………ho sentito anch’io la notizia di quei batter insalamonia da 3000 anni -13° sottozero.
Ha dell’incredibile, ma se è una balla giornalistica prima o poi verrà smentita, ma sembra invece che sia così e che dovrebbe apparire un articolo sulla rivista Le Scienze a conferma !
Mah….vediamo !
Aristà…..ti ho scritto oggi qualcosa sulla Dialettica Caso Necessità sul Blog: siamo fati al 99% di vuoto…….va un po’ a vedere !
Ciaoo……Paolo
Commento di Abramo il 23 gennaio 2013 alle 20:26
Forse volevi scrivere “INOSPITALE”… come quello in cui cvi siete sviluppati voi esseri umani. Non so come facciate senza sale e con tutta quella luce!
Un batterio dell’Antartide
Commento di ale il 7 febbraio 2013 alle 12:20
La vita può svilupparsi su altri pianeti, certamente infatti per quanto riguarda lo sviluppo della vita occorrono condizioni faverevoli sia biologicamente che soprattutto Fisicamente come afferma Paul Davies nei suoi libri. Questo è stato scritto anche da diversio altri scienziati, anche il libro di Giancoli si conclude sul fatto che esisterebbe un certo principio antropico. Secondo JD Barrow altro scienziato e fine divulgatore il nostro Universo sarebbe il piu’ adatto ad ospitare la vita dal punto di vista della stabilità delle tre dimensioni, esiste una correlazione molto forte anche tra le dimensioni degli oggettiu dell’Universo.Qualunque scienziato non può far a di meno di notare una certa predisposizione alla vita e quindi anche eventualemnte a un creatore
Commento di mattia il 7 febbraio 2013 alle 13:33
@ ale
ciao, vorrei un tuo parere: un universo NON predisposto alla vita sarebbe un indizio a sostegno dell’inesistenza di un creatore?
Commento di ale il 7 febbraio 2013 alle 14:46
Interessante, non so’ io penso come dice Davies noi dobbiamo preoccuparci di questo Universo del perchè certe leggi sono in maniera e non in un altra magari; il professor Davies ha sostenuto anche che la teoria degli Universi paralleli potrebbe essere veritiera, ha inoltre affermato che la vita su un certo Universo è piu’ probabile su uno meno predisposto alla sua accoglienza che il contrario in quanto paradossalmente ce ne sarebbero molti di più, il problema è che noi ne conosciamo uno solamente ed è ben predsposto a quanto almeno sostengono taluni come JD Barrow secondo cui due o quattro dimensioni sarebbero instabili.
Inoltre l’Universo è strettamente legato alla mente all’autocoscienza che esiste, come dice Davies un Universo; senza autocoscienza avrebbe poco senso secondo lui, questo è stato in passato affermato anche da John Wheeler di cui Davies è allievo.
Provate a leggere la mente di Dio
Commento di mattia il 7 febbraio 2013 alle 15:20
Provare a leggere la mente di dio ?!?!?!

preferisco lasciare che sia lui a leggere la mia mente (anche se, a mio giudizio, un vero libero arbitrio dovrebbe prevedere anche una legge sulla privacy universale).
a parte gli scherzi: nel passato ho letto qualche saggio di Davies, p.es. mi ricordo “il cosmo intelligente”. Che dire, senz’altro suggestivo e intrigante ma, dopo un po’, mi sono reso conto che la sua brillante scrittura magnificava quella che di base è una raccolta di aneddoti (pur condita con approfondite argomentazioni, in certi casi molto fantasiose).
E dun grosso limite: nessuna proposta di modelli alternativi, nessuna argomentazione precisa da potere essere falsificata. Una specie di Fritjof Capra più serioso, meno west-coast.
Comunque servono anche autori così, servono per avvicinare al mondo della scienza persone che non riescono a rinunciare a cercare un messaggio nelle profondità buie dell’universo.
ma, lasciamo da parte Davies e torniamo a noi: cosa c’è nella materia vivente che ti fa pensare alla necessità di un creatore? cosa manca alla materia non vivente che rende meno urgente, per te, un atto creativo?
ciao
Commento di paolonesi il 7 febbraio 2013 alle 16:30
@ ALE rif. 7 feb 12:20 e 7 feb 14:46
Carissimo Ale,
sono solito, ahimé,intervenire in queste questioni premettendo che NON intendo assolutamente far cambiare idee a nessun, ma che il mio unico scopo è verificare e controllare il c.d.”modo di ragionare” !
Quel “certo principio antropico” in effetti non si capisce bene da dove derivi se non dalla solita “Volontà di Potenza (F.Nietzsche), cioè una affermazione fine a se stessa senza nessun riscontro se non la volontà di crederci ( “ci credo perché ci voglio credere” !).
Da tenere conto inoltre dela risposta di Laplace a Napoleone, quando quest’ultimo gli disse: “come mai nelle tue ipotesi fisiche non hai tenuto conto di Dio ?” , e Laplace rispose: “perché non ne ho avuto alcun bisogno !”, cioè a significare la validità del c.d. “rasoio di Occam”: “l’ipotesi più semplice sarà verosimilmente la più vera !”
Premesso dunque quanto sopra, le risposte alle tue domande della presenza di un c.d. “Progetto Intelligente” nell’Universo viene VANIFICATA dalla tesi della ” Dialettica Caso /Necessità ” (la cui relativa spiegazione la puoi tovare in un mio post qui nel Blog di Samuele con nome: Siamo fatti al 99% di vuoto” sotto il mio nome paolonesi rif. 19 gen 19:29) . Se ci fosse qualcosa che non quadra chiedimi pure spiegazioni !
Conosco bene Davies e soprattutto J. Wheeler, ma devo fare subito una affermazione (poi se ne può riparlare): “non è detto che se io ho coscienza di una certa cosa (Realtà) quella cosa esista; non è nemmeno detto che se io NON ho coscienza di una certa cosa, quella cosa NON esista !” ….e qui si apre tutto un problema !
Per ultimo: sono arrivato alla tesi dei “profili psicologici” che dice: (sto sintetizzando al maximo, ma in generale tutti i mile e mille profili psicologici possibili poi arrivano a questi due):
a) di fronte alle grandi domande relative all’Universo (chi l’ha creato ? esiste un Creatore ? L’Universo si è fatto da solo ? Dio si è fatto da solo ? ecc ecc.) questo profilo a) risponde: “Si, l’Universo l’ha creato Dio !”
b) di fronte alle grandi domande relative all’Universo (chi l’ha creato ? esiste un Creatore ? L’Universo si è fatto da solo ? Dio si è fatto da solo ? ecc ecc.) questo profilo b) risponde: “Non lo so, ma cercherò di studiare il problema. Se ci riesco bene, se non ci riesco continuerò a studiarlo !” .
Tu a quale tipo ritieni di appartenere ?
Ciao….Paolo Nesi