Archivio di April, 2012

Proseguo la serie di articoli sulla fisica quantistica parlando del famosissimo paradosso inventato da Erwin Schrödinger nel 1935 per evidenziare le lacune dell’interpretazione classica della meccanica quantistica.

DISCLAIMER: nessun animale è stato maltrattato durante questo esperimento

Prima di tutto chiariamo subito che l’esperimento in questione è un’esperimento mentale, pensato per mettere in luce i problemi “filosofici” della meccanica quantistica.
Nessuno ha mai messo dei gatti in una scatola, a parte quello dell’immagine qui a lato, che però mi sembra esserci decisamente entrato di sua spontanea volontà 🙂

Come già scritto nei precedenti articoli (per chi si sintonizzasse soltanto ora, date una lettura a “l’esperimento più bello di tutti i tempi“), nell’universo dell’estremamente piccolo i fotoni e le particelle hanno una doppia natura: corpuscolare e ondulatoria.

Uno dei principali meriti della fisica quantistica è stato proprio quello di riuscire a descrivere questi due concetti in modo univoco… e i successi di questa teoria sono sotto gli occhi di tutti (dai transistors alle memorie SD fino gli accelleratori di particelle e alla crittografia quantistica, giusto per dirne alcuni).

Nonostante gli evidenti successi e le ripetute conferme alla teoria, dopo quasi cento anni ci sono ancora grandi dubbi sul senso che bisogna dare all’universo dell’infinitamente piccolo… chi si applica per cercare di capire PERCHÈ la materia si comporta in un certo modo di solito ne esce sconsolato, accontentandosi di capire COME funziona (cosa già piuttosto complessa).
Purtroppo però anche solo limitandoci a capirne il funzionamento prima o poi ci si scontra contro certi esperimenti, come quello del gatto di Schrödinger, che hanno lasciato e continuano a lasciare nel dubbio anche i più esperti fisici al mondo.

Cerchiamo di capire perchè.

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Metodo Lega Nord

È la fine di un’epoca.
Dopo l’uscita di scena di Berlusconi, forse ci liberiamo anche della Lega Nord
?

Un partito che ha sempre urlato e urlato senza mai combinare nè ottenere nulla di concreto.

Vi posto il link ad un mio articolo di due anni fa: Lega Nord storia di un fallimento di successo, dove, tra le altre cose, ricordavo come in tempi non sospetti (1994), Bossi fosse stato indagato e avesse ammesso di aver preso una tangente dalla Montedison (processo Enimont), patteggiando una condanna di 8 mesi che non sconterà mai grazie ad una legge salva-deputati fatta da “Roma Ladrona”.

Festeggiamo quindi questo momento storico (per l’Italia), con questa vignetta:

update: sul sito ufficiale ora si possono trovare il formato .epub e .mobi, non c’è più bisogno di scaricare l’ebook da qui (a meno che vogliate espressamente il formato .azw del kindle)

Pochi giorni fa è stato messo online (gratuitamente) un libro di Adriano Sofri: 43 anni.

Sottotitolo: “Piazza Fontana, un libro, un film”

Il libro ricostruisce la famosissima strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 dal punto di vista di uno degli attori più importanti di quel periodo storico, e uno dei protagonisti di quella terribile vicenda di terrorismo (Sofri è stato condannato come mandante dell’omicidio del commissario Calabresi, per chi non lo sapesse).

Non ho ancora letto il libro, ma l’ho convertito in formato “kindle”, visto che il PDF era ingestibile sui moderni lettori di ebook. Adesso posso iniziare a leggerlo, e spero anche alcuni dei lettori di questo blog (o dei tanti che ci passano a caso tramite motori di ricerca).

Spero di aver fatto un favore alla diffusione del libro… nel caso contrario segnalatelo che lo rimuoverò subito!

Ecco il link: Adriano Sofri – 43 anni (formato kindle azw)

Estratto dal primo capitolo:

(si sostiene che) nella strage della Banca Nazionale dell’Agricoltura e negli altri attentati che la accompagnarono e la precedettero, si attuò una strategia della estrema destra eversiva e degli apparati segreti italiani e stranieri consistente nel “raddoppiare” tutto: due bombe, due borse a contenerle, due attentatori. Uno anarchico, l’altro fascista. Uno intenzionato a fare il botto, l’altro a fare morti. Considero questa tesi insensata, e nelle pagine che seguono lo argomenterò.