Satira omeopatica (interludio)
Scritto da Samuelegen 23
Sperando che le simpatiche multinazionali dell’omeopatia non se la prendano troppo come quest’estate (link verso la storia completa), vi riporto una paio di immagini divertenti che girano sul web in questi mesi (la seconda è mia, ma non ditelo troppo in giro):
Ed ecco la seconda, con il famoso Oscillo…:
Avete altre immagini divertenti?
Mettete il link nei commenti qua sotto!






22 commenti
Commento di marcoboh il 23 gennaio 2012 alle 23:20
e ora chi glielo racconta alla boiron?
Commento di Nova il 24 gennaio 2012 alle 09:37
Be’, c’è il poster sulla memoria dell’acqua..
Commento di Nova il 24 gennaio 2012 alle 09:38
Hmm.. mi ha eliminato il link:

Commento di paolonesi il 24 gennaio 2012 alle 14:22
@ SAM
Divertente !……………….si, ma:
Ma i Blog sono scarsamente frequentati a quanto vedo !
SAM, tira fuori qualche argomentazione di più….magari su qualche notizia di cronaca….il piatto langue!
Io cerco di farlo, ma non posso sempre dialogare da solo.
Ciao. Paolo
Commento di Samuele il 24 gennaio 2012 alle 15:16
Hai ragione paolo, ma sono veramente impegnatissimo in questi mesi, si fa quel che si può
Avrei in cantiere il quarto post sull’omeopatia da circa 4 mesi, pensa te.
Ci vogliono un po’ di ore libere consecutive!!!
Commento di Claudio il 24 gennaio 2012 alle 17:25
Quella del bicchiere d’acqua è fantastica. Mi sa che te la ruberò per le mie crociate contro l’omeopatia.
Commento di bicchieredacquafresca il 25 gennaio 2012 alle 18:12
ma i granuli sono… asciutti.
Metterei l’immagine di un bicchiere vuoto.
Magari con una bustina di zucchero a fianco.
E un cucchiaino per maneggiare.
Commento di Samuele il 26 gennaio 2012 alle 10:35
Ci sono granuli e flaconi d’acqua, nel caso dei granuli effettivamente il farmaco generico sarebbe lo zucchero… ma con l’acqua è più divertente dai!
Commento di Ilaria il 15 febbraio 2012 alle 09:12
UNA PARTICELLA D’ACQUA E LA SUA “MEMORIA”…
(Scusate il disegno schizzato al volo )
http://img94.imageshack.us/img94/1395/na1n.jpg
Commento di Artemio il 17 febbraio 2012 alle 18:25
Posto il seguente link non con l’intento di “rilanciare” (??) l’omeopatia ma per contribuire a diffondere una mentalità più accorta sull’uso degli antibiotici:
http://www.ilfarmacistaonline.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=7479&&cat_1=5&&cat_2=0&&tipo=articolo
Commento di Aristarco il 17 febbraio 2012 alle 21:18
Dall’ articolo linkato da Artemio: “…. ma potrebbe aiutarci a limitare uno dei grandi problemi della sanità moderna: la resistenza agli antibiotici. ”
Commento: Ho la vaga e fastidiosa sensazione che la questione dell’ antibioticoresistenza sia una bufala di proporzioni megagalattiche!
Tutti a preocuparsi della resistenza agli antibiotici.
Ma a parte qualche sparutissimo e sporadicissimo e particolarissimo caso clinico di infezioni associate a germi supercorazzati del genere Staffilococco o del genere M. hominis (che hanno causato un numero di morti a livello mondiale assolutamente microscopico) tutta questa fanfara sull’ antibioticoresistenza – se si vanno a vedere i dati clinici – mi sembra assolutamente esagerata.
Ammetto comunque di non aver effettuato – su tale argomento – una approfonditissima analisi della letteratura medico-scientifica internazionale. E quindi potrebbe anche essere sfuggito qualche cosa di significativo.
Comunque, se qualcuno che passa da queste parti mi segnala un paio di lavori significativi a riguardo, lo ringrazio in anticipo.
Ciao a tutti
Aristarco
Commento di Artemio il 17 febbraio 2012 alle 22:53
Aristarco, personalmente al momento non ho “lavori significativi a riguardo” da segnalarti, ma credo che quello dell’antibiotico-resistenza sia un problema ancora non esploso in maniera incontrollata ed è proprio questo ciò che dobbiamo fare: impedire che succeda.
Di sicuro la resistenza dei microorganismi agli antibiotici è studiata nei minimi dettagli in migliaia di studi ed anzi si sfrutta anche quotidianamente a nostro vantaggio per esempio nella produzione dei “fermenti lattici” che sono tra le altre cose indicati proprio per limitare gli effetti collaterali delle terapie antibiotiche.
Ma a parte questo, la resistenza rappresenta una minaccia: i batteri sono molto adattabili e si trasferiscono l’un l’altro con discreta facilità i geni della resistenza che riescono a produrre, ed uno dei principali fattori che contribuisce a renderli più bravi in tal senso, è proprio la maldestra applicazione della terapia antibiotica.
Commento di Aristarco il 18 febbraio 2012 alle 16:57
@Artemio
Anche se l’antibioticoresistenza ancora non è esplosa in maniera incontrollata, si può legittimamente sostenere che esista tale fenomeno nel mondo reale? Oltre che nella testa di svariati ricercatori?
Tu sostiene che “la resistenza dei microorganismi agli antibiotici è studiata nei minimi dettagli in migliaia di studi”.
Ciò corrisponde al vero.
Migliaia di studi sono stati fatti.
Ma io cerco uno studio che colleghi in modo chiaro e incontrovertibile i dati che emergono dagli studi in vitro a dati di natura clinica.
Che io sappia, non vi sono studi di questo tipo.
Vi è indubbiamente una serie strabiliante di studi in vitro, ma nessuno – che io sappia – che ancori – in modo solido – questi risultati a definite ripercussioni cliniche espresse in termini di fallimenti terapeutici dell’ antibioticoterapia.
Lo studio clinico che mi convincerebbe che non siamo di fronte a una bufala, potrebbe – ad sempio – essere il seguente.
Si prendono in considerazione 200 bambini affetti da una banale faringite causata da Streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEGA), in parte manifestante antibiotico-resistenza ai macrolidi e in parte sensibile ai macrolidi.
Si somministra a tutti un macrolide (eritromicina o claritromicina) e poi si riscontra i tassi di guarigione a sette giorni.
Se i tassi di guarigione – fra le due sottopopolazioni di bambini con SBEGA resistenti e SBEGA sensibili – fossero diversi, allora significherebbe concretamente che il fenomeno rilevato in vitro dell’ antibioticoresistenza si ripercuote anche a livello clinico.
E quindi l’ antibioticoresistenza cesserebbe di essere una idea iperuranica, ma avrebbe un concreto riscontro nel mondo reale.
Ma senza studi che colleghino in modo chiaro la resistenza agli antibiotici “in vitro” al fallimento teraputico degli antibiotici “in clinica”, a me sembra che si continui a discettare del sesso degli angeli!
Ciao Aristarco
Commento di Artemio il 18 febbraio 2012 alle 17:19
Mmhh, Aristarco, secondo il mio opinabile parere, il tuo è un ragionamento che da un punto di vista prettamente logico è condividisibile, ma è un’astrazione che potrebbe risultare pericolosa.
Senza voler sminuire il tuo esempio, potrei rilanciare (qualitativamente verso il basso), proponendoti il seguente esperimento “clinico”:
Al fine di appurare che bere dell’acqua proveniente dal reattore di Fukushima tristemente noto, sia veramente pericolosa per la salute, la si fa bere a 200 persone mentre ad altre 200 si fa bere dell’acqua… “placebo” (!!).
(Sempre a mio parere) è un pò come quando si invoca il principio della non colpevolezza di un imputato fino al terzo grado di giudizio: giustissimo in termini logici, ma se io becco un mio conoscente che ruba l’argenteria in casa di un altro mio conoscente, non aspetto la Cassazione per non invitarlo più a casa!
Con questo voglio solo dire che non stiamo discettando del sesso degli angeli, ma di qualcosa che ci riguarda tutti, e gli stessi ricercatori che hanno scoperto e/o inventato molti antibiotici, stanno ora lanciando l’allarme, per fare attenzione e io condivido, la faccio ed esorto tutti a farla (l’attenzione
.
Commento di paolonesi il 18 febbraio 2012 alle 22:10
@ ARISTARCO (rif. 17 feb 21:18 e 18 feb 16:57)
Sono ancora io, e in questo campo, anche se per me non specifico.
Mi sono occupato di sanità per 35 anni, di organizzazioni sanitarie, di laboratori, di centri di Radiologia per Coronarografie e cateterismi cardiaci, Presidente di 2 coop. sociali sanitarie, organizzatore di strutture socio-sanitarie e cliniche chirurgiche ecc ecc….sono inoltre partito , in giovanissima età, come AD (amministratore delegato, quindi responsabile) di un Centro di Cardiochirurgia Pediatrica per ben 11 anni.
Posso dirti che ne ho viste di tutte e di tutto; da Palermo a Milano.
Un grosso problema delle Cardiochirurgie, specie pediatriche, è la Iatrogenesi.
Puoi intevenire sul cuore benissimo, ma se poi uno staphilococcus aureus ti prende un bambino appena operato sono cavoli acidi.
Il problema dunque di evitare le infezioni operatorie è sempre stato il mio assillo.
Circondato da operatori capacissimi nel settore avevo adottato protocolli che hanno sempre funzionato, ma nel corso d’opera, diciamo, ho letteralmente visto, nella pratica e non solo nella teoria, che gli staphilococchi diventavano sempre più aggressivi man mano che aumentava la potenza degli antibiotici (fino ad arrivare alle cefalosporine – beta-lattamici che bloccano le sintesi delle pareti batteriche, se non vado errato -), e che però possono portare a shock anafilattici o avere conseguenze pericolosissime per i reni (qiualcosa mi ricordo!)
Avrai inoltre letto le statistiche della ripresa del bacillo di Koch della tubercolosi. Negli USA sta facendo vittime (non sono attualmente aggiornato sulle ultimissime statistiche relative, anche perchè le nascondono o le camuffano, ma non ci vuole molto per scoprirle – ti ho già detto che con la Statistica ci sono nato ? -.
Attualmente si sono sviluppato dei batteri che sono resistenti a tutti gli antibiotici.
Personalmente, come ti ripeto, ho proprio assistito alla disperazione per non poter riuscire a tirare fuori dai guai pazienti operati copliti dall’aureus, se non sempre all’ultimo momento con l’ultimo tipo di cefalosporina (e ora mi hanno detto che ci sono antibiotici sempre più potenti).
Ma più potente fai l’antibiotico, più potente diventa il batterio.
Sai bene che se dei batteri colpiti e annientati dagli antibiotici se ne salva uno solo, quello diventa immuno-resistente.
Sai che non sono né medico né biologo, ma sapessi quante giorni e quante notti ho passato assieme a loro a seguire ‘sta roba e i pazienti…sul campo !
L’unica soluzione che avevo trovato all’epoca era una efficace preventiva sterilizzazione del “campo” operatorio adottando tecniche che all’epoca erano all’avanguardia.
Per esempio, nella climatizzazione delle sale operatorie, a parte la continua manutenzione per la pulizia dei filtri, era quella di tenere la pressione all’interno delle sale operatorie leggermente più alta della pressione esterna, cosicché quando gli operatori entravano o uscivano l’aria “fuoriusciva” dalla sala, quindi non entrava, quindi batteri, polvere e quanto altro non potevano entrare.
Sembra una bischerata, ma ti assicuro che funziona egregiamente.
Un’altra cosa è il cosiddetto “flusso lineare” della climatizzazione.
Il “flusso d’aria climatizzata” non deve scorrere sul piano orrizantale o su quello verticale perchè potrebbe portare germi e polvere direttamente sul letto operatorio, ma circolare com una specie di ciclone il cui “occhio” sia proprio il letto operatorio ecc ecc
Capisco che non sono cose che ti interessano e che ti interessa solo sapere il modo in cui biologicamente i batteri diventano oppure no immuno-resistenti, ma, anche se era un settore che mi affascinava, non ho letteralmente avuto tempo di indagarlo a dovere, e poi sono passati molti anni….(eppoi purtroppo non si può sapere tutto !)
Purtuttavia a livello pratico e da testimone diretto posso dirti che l’immuno-resistenza esiste eccome ! E il problema oggi è sapere dove si andrà a finire, perchè a forza di tirar fuori antibiotici-bomba seguiti da immono-resistenze spaventose, quale sarà il risultato ?
MI sembra inoltre che le ultime gnerazioi dlle cefalosporine battono i germi gram-negativi, ma possono lasciare campo alle infezioni da gram-positivi, con le conseguenze che puoi ben immaginare (conseguenze, anche mortali, che ho potuto costatare di persona a diversi pazienti operati).
Conclusione. Per carità, ben vengano tutti gli esperimenti possibili ! Ma francamente ritengo che gli addetti ai lavori dovrebbero pensare in qaule altro modo combattere queste infezioni che non continuare ad inventari antibiotici sempre e ancora più potenti.
Ritengo che forse solo lo studio della genetica e dell’uso dello studio del genoma possa risolvere questi problemi, parallelamente alla cura dei tumori (anche se forse questi ultimi insorgono per altri meccanismi biologici).
Ciao Paolo
Commento di paolonesi il 18 febbraio 2012 alle 22:22
@ ARISTARCO (rif. 16 feb 16:57)
Ti chiedo scusa, ma probabilmente ho letto il tuo commento molto velocemente e non devo aver ben capito cosa intendevi dire, per cui la mia risposta del 18 fgeb 22:10 probabilmente non ha senso rispetto al tuo commento !
Abbi pazienza, ma forse sono un po’ stanco stasera !
Paolo
Commento di Aristarco il 19 febbraio 2012 alle 00:02
Vancomycin-resistant enterococci, Proteus mirabilis e Pseudomonas aeruginosa “supercorazzati”, Methicillin-resistant Staphylococcus aureus, Linezolid-resistant Staphylococcus haemolyticus, Coagulase-negative staphylococci (CoNS), ecc. ecc. sono super-germi che si rinvengono (solamente) in ospedale e che attaccano persone defedate che possono soccombere.
La flora batterica che si trova in ospedale è superselezionata, virulenta e “cattivissima”… soprattutto con i pazienti più gravi!
Ma le mie perplessità fanno riferimento al problema dell’ antibiotico-resistenza in ambiente extra-ospedaliero.
In ospedale ormai è noto da tempo il fatto che gironzolino batteri “Panzer” (soprattutto – guarda caso – nei reparti di Rianimazione o anche nei reparti delle degenze post-chirurgiche, ma, in fondo, un po’ dappertutto) e non ritengo che possa essere messa in discussione l’ elevato grado di antibiotico-resistenza in quell’ ambito.
Le mie perplessità derivano dal sollevato problema dell’ antibiotico-resistenza in ambito extra-ospedaliero.
Ricordo di aver letto – anni or sono – degli studi che sollevavano perplessità sulla reale concretezza di tale problematica.
Da allora, ho perso di vista la problematica, ma mi sono rimaste le perplessità.
Ma forse, se approfondissi il problema – dedicandoci il tempo necessario – emergerebbero gli studi clinici che convincerebbero il sottoscritto alla validità – anche in ambito extra-ospedaliero – del concetto di antibiotico-resistenza.
@Artemio (18 febbraio 2012 alle 17:19)
Non ritengo che un Comitato Etico approverebbe il tuo studio di valutazione della salubrità dell’ acqua proveniente dal reattore di Fukushima. Ma anche ammesso, di ottenere il beneplacito del Comitato Etico, voglio vedere chi sarebbe disposto a partecipare a tale studio
Invece, non vedo problemi etici a effettuare il mio studio.
Tieni conto che oggigiorno è considerato un trattamento standard l’ utilizzo di macrolidi (eritromicina, claritromicina, miocamicina, ecc.) per la cura delle faringiti streptococciche.
Io mi accontenterei di registrare il tasso di guarigione e – a posteriori – il risultato all’ antibiogramma, per vedere se i risultati convergono a sostenere che i germi SBEGA resistenti tendono a promuovere faringiti non rispondenti al trattamento antibiotico.
@Paolo (18 febbraio 2012 alle 22:10)
Sono a conoscenza che da anni vi sono in studio delle molecole – in linea di principio, interessantissime – che non indurrebbero antibiotico-resistenza (dato che non sono antibiotici!) e che getterebbero i germi patogeni in una sorta di situazione tipo “Torre di Babele”.
I germi, infatti, non sono monadi.
Si è visto che le popolazioni di germi si scambiano fra loro informazioni.
Una popolazione batterica può “accordarsi” tutta insieme e in un sol momento ad assumere un atteggiamento aggressivo ed virulento verso l’ ospite.
I germi si scambiano informazioni.
E sono a conoscenza che si stanno studiando farmaci che “interferiscono” in questo “cicaleccio” fra batteri.
Però sono – ahimè! – anni che se ne parla, e ancora – che io sappia – non è emerso nulla.
Ciao Aristarco
Commento di Artemio il 19 febbraio 2012 alle 11:42
@ paolonesi 18 febbraio 2012 alle 22:10
Ho capito male o sei davvero tu che hai introdotto il metodo della differenza pressoria tra sala operatoria ed ambiente esterno?
)
Se così fosse ti manifesto la mia più viva ammirazione che ti dimostro perdonandoti per il fatto che ti ostini a non credere in Dio! (scherzo, scherzo
Ps: sciovinisticamente ricordiamo ai lettori del blog che la serendipity delle cefalosporine è uno degli degli ultimi orgogli Italiani, Sardo per la precisione.
Ps2: @ Aristarco, se ti becco prendere amoxicillina + acido clavulanico per un mal di gola senza esserti fatto fare prima tampone + antibiogramma ti faccio scomunicare!
Ciao!
Commento di Aristarco il 19 febbraio 2012 alle 16:33
@Artemio
You wrote:”se ti becco prendere amoxicillina + acido clavulanico per un mal di gola senza esserti fatto fare prima tampone + antibiogramma ti faccio scomunicare!”
RE: Risposta in due tempi.
In primo luogo, io proponevo di eseguire uno studio clinico che ripercorresse quella che è la migliore prassi consolidata di fronte a una faringite.
In secondo luogo, il sottoscritto mai e poi mai assumerà amoxicillina + acido clavulanico per un mal di gola! Solo gli ignoranti prescrivono amoxicillina + acido clavulanico per un “strep throat”!
Se ho un mal di gola e ritengo che sia di origine batterica (o perché è risultato positivo un Rapid Strep Test [RST] o perché è emerso un punteggio di 4 o 5, usando il Centor score) allora, in linea di principio, si deve automaticamente presumere una eziologia da Streptococcus pyogenes.
Orbene, è (o dovrebbe essere) arcinoto che questo particolare agente patogeno NON ha mai “appreso” la capacità di produrre beta-lattamasi!!!!
Usare, quindi, amoxicillina (= un antibiotico) + acido clavulanico (= un inibitore della beta-lattamsi) per una faringite streptococcica rappresenta solo una dimostrazione di crassa ignoranza.
La sola amoxicillina basta e avanza (e se si è allergici alle penicilline, la seconda scelta dovrebbe cadere su un macrolide)!
Ciao a tutti
Aristarco
Commento di Aristarco il 19 febbraio 2012 alle 16:51
Gasp!
Ho trovato uno studio (#) proprio come quello che avevo descritto
Dovrò rivedere le mie perplessità sull’ antibiotico-resistenza?
L’ unico aspetto dello studio che non convince completamente è il numero finale dei pazienti.
I dati rilevanti emergono da una popolazione di… solo 13 pazienti!
Ciao, Aristarco
(#) Neeman R, Keller N, Barzilai A, Korenman Z, Sela S.
Prevalence of internalisation-associated gene, prtF1, among persisting group-A streptococcus strains isolated from asymptomatic carriers.
Lancet. 1998 Dec 19-26;352(9145):1974-7.
Commento di paolonesi il 19 febbraio 2012 alle 19:25
@ ARISTARCO (rif. 19 feb 00:02 +16:33+16:51)
Si, in effetti avevo capito male quello che volevi dire.
Ora è più chiaro tutto, ma forse ero solo stanco e ho travisato !
Concordo di usare al maximo, ma proprio al maximo, amoxicillina per un mal di gola; personalmente sono non uso MAI nulla (solo 3 tra influenze e raffreddori in 67 anni di vita !). Acido clavulanico + amoxicillina per una faringite ? …mammamia ! stiamo scherzando ? Se ti prendi una infezione seria che usi…la bomba atomica ?
La statistica su una popolazione di 13 pazienti è….quella che è ! se non c’è altro ovviamente non si può fare altrimenti con tutti i se e i ma del caso!
Ma una statistica seria (e qui entro in un mio campo specifico) NON può essere inferiore ai 33 casi (limite inferiore) che, in questo caso limite, occorrerebbe integrare con la specificità della patologia (il che significa che certe volte è accettabile e certe volte no, dipende, ripeto, dalla fattispecie in cui ci si imbatte !).
Ad ogni modo anche 33 casi NON sono molto affidabili come statistica; diciamo quasi-affidabili eheheheheheheheh !
Ciao. Paolo
Commento di paolonesi il 19 febbraio 2012 alle 19:48
@ ARTEMIO (rif. 19 feb 11:42)
Con un mio amico e ckiente medico, grosso esponente dell’OMS, andavo spessp a Copenaghen, alla sede OMS, per varie ragioni e lì potevo disporre di aggiornate statistiche di tutto il mondo.
Una volta mi lasciarono solo in un ufficio dove c’erano i medici russi, aprii di soppiatto i cassetti per vedere cosa avrei potuto trovare ( leggo il russo ! ), ma…….tutti, dico tutti i cassetti delle scrivanie e tutti gli armadi erano ripieni di bottiglie di Vodka – non sto scherzando !)….ci rimasi male.
Cmq poi, quando rientrarono feci finta di nulla e mi misi a parlare un po’ con loro e così me ne regalarano un paio di bottiglie…….ahahahahahahah
Non credo di aver nulla da farmi perdonare per non essere credente, nè mi ostino a non esserlo !
Il motivo molto semplice è che sono nato così !
Nel senso che da quando presi coscienza di me, cioè all’età di 5anni e 11 mesi, ebbi subito coscienza che qualcosa non quadrava tra me e quanto mi raccontavano gli adulti; dai topi che diventavano cavalli, le zucche che diventavano splendide carrozze, le bacchette magiche di cui non mi spiegavano MAI il principio su cui funzionavano, e poi le Madonne, i Cristi , i preti, le suore, le messe e tutta quella roba lì.
Solo molto tempo dopo acquisiii coscienza di quella mia repulsione per la religione e cominciai a studiarmi , a 12 anni, filosofia e teologia da autodidatta…..e non ho ancora smesso, anche se sto arrivando ad una tesi conlcusiva per il concetto che strong> non si può studiare una cosa tutta una vita e non arrivare ad una conclusione : sarebbe estremamente deprimente !
Paolo