Nessuna suspance, ve lo anticipo subito: NO, anche in questo caso non si può parlare di guerra giusta o guerra umanitaria.

E i motivi sono vari:

  1. In Libia c’è una guerra civile.
    Non ci piace sentirlo dire ma Gheddafi ha un ampio sostegno, soprattutto nelle zone Nord-Ovest attorno a Tripoli, mentre i ribelli provengono soprattutto da clan ad Est (il cui potere è stato notevolmente ridemsionato da quando, nel 1969, Gheddafi è salito al potere), dal Sud e dal deserto (i Tuareg e altre tribù più povere che non sono soddisfatte dal rais).
    [fbshare]Ci fa piacere pensare a queste tribù come gruppi di persone in cerca di libertà, ragazzi che usano twitter e facebook come facciamo noi, ma la realtà è diversa: molte tribù sono dei gruppi filo integralisti islamici, altre sono affiliate all’ex-re libico e puntano a restaurare la monarchia, altre hanno altri obiettivi completamente diversi; insomma c’è il rischio che, una volta caduto Gheddafi, si finisca in una guerra civile permanente, come in Somalia.
    Non fraintendiamoci: sicuramente c’è una base di persone che hanno dato il via alle proteste con il solo scopo di ottenere quella libertà e quella giustiza che Gheddafi non permette da oltre 40 anni, ma è sbagliato pensare che siano loro contro un dittatore, la situazione è MOLTO più complessa. Non sta a noi decidere come deve finire questa ribellione (come avreste visto l’intervento dell’URSS a favore dei ragazzi nel ’68? Gli Stati Uniti dovevano fermare a forza di bombe i carrarmati a piazza Tiananmen? Sarebbe stato giusto?)
  2. Il risiko delle tribù libiche

    Il risiko delle tribù libiche

     

  3. Le guerre civili si sa come iniziano ma non si sa come finiscono, non si capisce chi è il buono e chi è il cattivo (in genere nessuno, entrambi hanno scopi che esulano da libertà e democrazia), non si capisce chi ha il sostegno del popolo e chi invece cerca solo il potere.
    Siamo tutti d’accordo, la prima impressione è di essere nel giusto cacciando Gheddafi, colpevole di mille delitti da Lockerbie in poi… ma lo stesso si pensava dei Talebani, quando gli USA li appoggiarono con soldi e armi per cacciare i crudeli invasori sovietici dall’Afghanistan… poi si è visto com’è andata a finire.
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  5. Gli esiti dell’intervento militare sono assolutamente incerti, visto che nessuno ha intenzione di metter piede militarmente in Liba ed è chiaro che non si vince una guerra solo sparando dagli aerei.
    La guerra potrebbe quindi andare avanti mesi, con conseguenti morti civili in entrambe le fazioni, il cui odio reciproco aumenterebbe fino a diventare insanabile.

Detto questo, vista la situazione che si stava creando, è stato giusto intervenire per evitare uno sterminio dei ribelli.
Ma COME bisognava intervenire è tutto fuorchè quello che stanno facendo le forze NATO in questi giorni.

Cosa si sarebbe dovuto fare allora?

Sicuramente si sarebbe dovuto rispettare la risoluzione ONU, creando una no-fly zone per vietare che l’esercito libico si alzasse in volo per colpire a sangue freddo i ribelli, ma questo non significa che si poteva sparar missili a tutto spiano per giorni cercando il bunker di Gheddafi e colpendo tutto quello che si muoveva.

La no-fly zone si sarebbe dovuta tenere anche con l’uso della forza, ovviamente, così come si sarebbe dovuto rispondere militarmente all’eventuale rifiuto da parte del Rais di rispettare il cessate il fuoco. Ma un attacco preventivo a tappeto non ha spiegazione e non rispetta i patti presi all’ONU.

Per una volta che si era riusciti a trovare un compromesso a cui anche la Lega araba e l’Unione africana avevano aderito, chiedendo di proteggere i civili, perchè buttar tutto al vento ricoprendo la Libia di tutti gli armamenti che Sarkozy aveva aveva in casa? Erano pieni di ragnatele? Doveva far partire un nuovo ordine a qualche industria militare di un suo amico e non c’era spazio in magazzino?

Quello che avremmo dovuto fare è forzare le parti in causa ad arrivare ad un compromesso, magari creando due Stati oppure dando forti poteri federali alle zone della Libia che non avessero voluto più restare sotto il controllo di Gheddafi.

Il problema in realtà è proprio questo: Francia, Inghilterra è Stati Uniti erano assolutamente contrari ad una soluzione pacifica, il loro obiettivo è vedere Gheddafi destituito (all’opposto della vergognosa Italia, che ha tifato di nascosto per il Rais), a causa di un odio che covano da decenni e la speranza di trovare migliori intermediari nei ribelli che, salvati dalle armi europee, non potranno far altro che firmare interessanti contratti pro-occidente.

A riprova di questo vi segnalo il rifiuto sdegnato ad una proposta di mediazione che avrebbe mantenuto Gheddafi al potere in cambio di ampie libertà alle tribù e la fine del confilitto. Questa ipotesi sembrava aver buone speranze di successo (vedi articolo di AlJazeera).

Ora la Lega Araba e la Russia si stanno decisamente schierando contro l’intervento, e questo porterà a problemi in sede ONU e mancanza di fiducia per successivi interventi in Libia e altrove (voglio vedere quante volte ci penseranno su prima di dare via libera la prossima volta!)

La mia opinione è quindi questa: era giusto intervenire per evitare massacri, è sbagliato intervenire per buttar giù il dittatore con le bombe e costruendo con la forza una democrazia. La democrazia i popoli se la devono guadagnare non può essere imposta da fuori!

E’ il nostro solito vizio occidentale credere che la nostra civiltà sia migliore delle altre, non riuscire a capire che se gli altri popoli vogliono cambiare, devono farlo da soli, non forzati dal nostro intervento militare!
Purtroppo questo pensiero è comune sia a destra che a sinistra, e vedere il più grande partito di sinistra italiano che si schiera acriticamente a favore della guerra in Libia mi lascia davvero perplesso.

Chiudo citando Gino Strada, parole del 20 marzo 2011:

Che Gheddafi sia un dittatore è molto chiaro. Che stia massacrando i civili è chiaro, ma impreciso: lo fa da anni, se non da decenni. E noi, come Italia, abbiamo contribuito, per esempio col rifornimento di armi. Se il principio è che bisogna intervenire dovunque non c’è democrazia, mi aspetto che qualcuno cominci i preparativi per bombardare il Bahrein. Che facciamo, potenzialmente bombardiamo tutto il pianeta?

Fonti:

L’Unità
LuccaNews (che riprende Wall Street Journal)
www.thespec.com
La Stampa (cartina)