Archivio di February, 2011

Proprio ieri Berlusconi ha ben pensato di sferrare un duro attacco alla scuola pubblica (l’ennesimo), probabilmente per riconquistarsi le simpatie di certi gruppi cattolici che vorrebbero sovvenzioni statali per le proprie scuole cattoliche.

Sugli sconti statali alle scuole private s’è già scritto moltissimo, io mi limito a pubblicare questo splendido post del 2003 di leonardo (http://leonardo.blogspot.com), c’è ben poco da aggiungere:

Toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare

Luigi Giussani

Vogliamo Don Giussani nudo.

“Buongiorno”.
“Buongiorno a lei, desidera?”
“Vorrei della scuola per mia figlia”.
“La vuole pubblica o privata?”
“Ecco… io non me ne intendo molto, sa? Mi spiegherebbe…”
“…la differenza? Son qui per questo. Dunque: la scuola pubblica è aperta a tutti. Gli insegnanti sono selezionati mediante concorsi di Stato o corsi specializzati. Le spese scolastiche (libri, mensa, trasporti) sono calmierati…”
“Uh, questo mi piace”.
“…Perciò la scuola pubblica tende a ridurre le distanze tra classi sociali e gruppi razziali: per sua natura è interclassista e multiculturale. Ricchi, poveri, bianchi e neri, tutti compagni di banco”.
“Ma funziona?”
“Dipende dalla società. In una società aperta, civile, con una robusta classe media, la scuola pubblica funziona a pieno regime. Per contro, se la classe media si svuota, se prevalgono spinte all’isolamento e i quartieri vengono recintati, inevitabilmente la scuola pubblica degenera in un ghetto”.
“Mmm, questo non mi piace tanto. E l’altra cos’è?”
“L’altra è una scuola di classe. Ci va chi può permetterselo. Insegnanti e dirigenti sono selezionati sul mercato del lavoro. Lo studente di una scuola privata è come un investimento: deve fruttare per forza. Conviene ai dirigenti, conviene agli insegnanti, conviene ai genitori”.
“Ma allora diventa una fabbrica di voti?”
“Dipende. Ci sono le scuole eccellenti e le scuole per finta: il mercato offre prodotti diversificati. Se sua figlia è indolente, può parcheggiarla in un votificio. Ma se sua figlia vuole sgobbare e diventare qualcuno, le consiglio una scuola privata di qualità”.
“Questo sì che è parlare! Ecco, voglio una scuola di quelle lì”.
“Bene. Fanno venti milioni”.
“Prego?”
“Forse non mi sono spiegato bene. La scuola privata costa molto di più di quella pubblica”.
“Ma io venti milioni non ce li ho!”
“Allora non se la può permettere, mi dispiace. È la legge del mercato”.
“Ma io ho diritto di scegliere!”
“Lei ha il diritto di scegliere una scuola pubblica. Ne abbiamo di ottime, sa?”
“Ma io voglio quella privata! Io ho il diritto di mandare mia figlia alla scuola privata!”
“Non è questione di diritti, è questione di soldi. Se non ha venti milioni non ce la può mandare”.
“E lo Stato, scusi?”
“Come?”
“E lo Stato dov’è? Lo Stato mi deve aiutare!”
“Lo Stato dovrebbe aiutarla a mandare sua figlia in una scuola privata?”
“Sì”.
“Senta, mi spieghi una cosa. Lei è un liberista o un assistenzialista?”
“Mah, liberista, direi”.
“Ed è sicuro di poterselo permettere?”
“Come sarebbe a dire? Essere un liberista è un mio diritto”.
“Tutelato dallo Stato, magari”.
“Precisamente”.
“Cioè, lei pensa che lo Stato debba garantirle il diritto di essere liberista”.
“Sì, perché?”
“Non se la prenda, ma temo che lei abbia le idee un po’ confuse”.
“Davvero?”
“Sì, credo che le manchino alcune nozioni fondamentali. Mi tolga una curiosità…”
“Dica”.
“…che scuola ha fatto, lei?”
“Io? Le suore, perché?”
“Ah, ecco”.

***

Chi ha inventato i buoni scuola dovrebbe tornare a scuola. Semplicemente. Non si tratta di dover scegliere tra pubblico e privato; si tratta di non riuscire a capire la differenza. Ancora un poco e ci sarà chi chiede i buoni-benzina per andare al lavoro in macchina piuttosto che in autobus. Oppure, già, i buoni UPS per fare a meno del servizio postale.

Naturalmente, c’è anche chi fa il furbo. Ultimamente si sente spesso il nobile adagio attribuito a Don Giussani: “Toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. Vecchia volpe, ma per chi ci ha preso? Ci rendiamo conto benissimo che l’unico modo di spogliare l’insigne prelato e i suoi amici, l’unico modo di restituire loro l’evangelica povertà (caldamente consigliata per la prova di ammissione al Regno dei Cieli) è privarli della loro principale fonte di reddito: la scuola cattolica assistita dallo Stato laico. Che di privato, ormai, ha solo il nome. Forse sarebbe ora di darle il nome che le spetta: Scuola Parastatale.

Fonte: leonardo.blogspot.com

I gruppi anti-omosessuali sono ovunque nel mondo.

Solitamente questi agglomerati di ignoranza sono formati da energumeni guidati da pazzesche ideologie militar-fasciste con un fondo ideologico religioso che le sostiene e le dà forza.

[fbshare]Un lampante esempio arriva dagli Stati Uniti:

un cretino, intervistato dopo essere stato beccato ad aggredire dei gay, mostra orgoglioso un tatuaggio di un passo del Vecchio Testamento (il Levitico, di cui abbiamo già parlato qui) in cui si trova scritto:

Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole.

Levitico, 18:22

Il povero mentecatto, nonostante fosse divinamente guidato della Parola del Signore, probabilmente si è fermato al Levitico 18 senza arrivare al capitolo 19, in cui avrebbe letto un emblematico:

Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso.

Levitico, 19:28

Speriamo che qualcuno gliel’abbia fatto notare…

Rilancio un estratto di un interessante post di Odifreddi dal suo blog ospitato su Repubblica.

Argomento: la nascita (1929) e la conferma (1948) dei patti Lateranensi tra Stato Italiano e Chiesa.
Questi patti diedero enormi privilegi alla Chiesa (e continuano a darli, anche dopo il Concordato del 1984) rendendo, di fatto, l’Italia uno stato non pienamente laico.

— Odifreddi:

Nell’ambito delle celebrazioni per il centocinquantenario dell’unità d’Italia, l’11 febbraio le autorità civili e religiose festeggiano in pompa magna la firma dei Patti Lateranensi e del Concordato tra Stato e Chiesa. Cosa ci sia da festeggiare, lo sanno solo loro: i cittadini dovrebbero scendere in piazza, sull’onda delle rivolte nei paesi arabi, e chiedere a furor di popolo l’abrogazione di questa vera e propria vergogna nazionale.

Sarebbe però ingiusto e antistorico attribuire soltanto al regime fascista le responsabilità di questa vergogna. Lo stesso Duce, parlando il 13 maggio alla Camera, aveva infatti candidamente spiegato i vantaggi che gliene sarebbero derivati, facendo sua un’istruzione di Napoleone al Re di Roma: “Le idee religiose hanno ancora molto impero, più di quanto si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grandi servizi all’umanità. Essendo d’accordo col Papa si domina oggi la coscienza di cento milioni di uomini”.

Fu per questo che la Francia di Napoleone firmò col Vaticano un Concordato nel 1801. E lo stesso fecero l’Austria di Francesco Giuseppe nel 1855, l’Italia di Mussolini nel 1929, la Germania di Hitler nel 1933, il Portogallo di Salazar nel 1940, e la Spagna di Franco nel 1953. L’alleanza tra i regimi totalitari e la Chiesa ha dunque una lunga storia, e fu proprio la conferma di quest’alleanza a deludere gli oppositori democratici del fascismo nel 1929: non soltanto Benedetto Croce, uno dei 6 senatori su 316 che votarono contro, ma anche don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi.

[…]

Il Concordato clerico-fascista era comunque storicamente comprensibile e politicamente giustificato, perchè di esso beneficiarono sia il clero che il fascismo. Molto più difficile da comprendere e giustificare è invece il recepimento di quello stesso Concordato nell’articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”.

Nel suo discorso alla Costituente, e nell’istruttiva Storia quasi segreta di una discussione e di un voto pubblicata nell’aprile 1947 su Il Ponte, Pietro Calamandrei fece notare l’assurdità della formula iniziale, che fu attaccata in aula anche da Croce e Vittorio Emanuele Orlando. Una costituzione, infatti, dev’essere un monologo e non un dialogo, e sarebbe stato altrettanto ridicolo inserirvi una formula che proclamasse solennemente: “L’Italia e la Francia sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrane”. Calamandrei notò che però, sorprendentemente, a difenderla fu Palmiro Togliatti, nella seduta del 23 gennaio 1947, “con argomenti che per la loro ortodossia meritarono il pieno plauso della Civiltà cattolica”.

Anche il recepimento dei Patti Lateranensi nella costituzione di uno stato laico, repubblicano e democratico era incongruo. Essi si aprivano infatti con un’invocazione alla Santissima Trinità, e nell’articolo 1 proclamavano il cattolicesimo come religione di Stato. Inoltre, facevano un esplicito richiamo allo Statuto Albertino del 1848, e recavano la firma del Duce e il marchio del fascismo. Infine, concedevano ai cattolici privilegi in aperta contraddizione con il resto della Costituzione. In particolare, con l’articolo 3, che stabilisce che “i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di religione”. E soprattutto con l’articolo 20, che afferma che “il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, nè di speciali gravami fiscali”!

Come è stato dunque possibile che il famigerato articolo 7 sia finito nella Costituzione? Come suggerisce Calamandrei, per capirlo bisogna andarsi a rileggere gli atti delle discussioni preparatorie, e soprattutto delle sedute plenarie tenutesi all’Assemblea Costituente dal 4 al 25 marzo 1947, culminate nelle dichiarazioni di voto di De Gasperi, Nenni e Togliatti.

Come si ricorderà, da oppositore del fascismo De Gasperi si era drizzato contro i Patti Lateranensi. Da capo del governo, aveva ormai appreso anche lui a stare in ginocchio. Prendendo per la prima volta la parola alla Costituente, dichiarò che “senza la fede e senza la morale evangelica le nazioni non si salvano”. E sostenne che bisognava approvare “una norma in cui si riconosca la paternità comune del Capo della Religione Cattolica, che ci protegge e che protegga soprattutto la Nazione italiana”. Gli atti registrano “vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra”.

Nenni ricordò la presenza della firma di Mussolini nei Patti, e “il sospetto di una collusione [della Chiesa col fascismo] che pesa ancora sulla coscienza di molti italiani, come una macchia e una vergogna”. Aggiunse che “lo Stato laico considera la religione come un problema individuale di coscienza, ma si mantiene nella sfera della sua sovranità”. E concluse dicendo che “per consolidare la Repubblica bisogna fondare lo Stato, e lo Stato non si fonda sul principio di una diarchia di poteri e di sovranità”. Questa volta, “vivi applausi a sinistra”.

Togliatti iniziò il suo discorso ricordando “le masse di lavoratori e cittadini che ci hanno dato la loro fiducia”. E poi, a sorpresa, spiegò che bisognava tradire questa fiducia, perchè così voleva il Papa: “Non vi è dubbio che ci troviamo di fronte a un’esplicita manifestazione di volontà della Chiesa cattolica, ed è questo il punto da cui dobbiamo partire”. Ammise che “cosa è destra e cosa è sinistra non è sempre facile dirlo in politica”. E finì “convinto che in un consesso di prelati romani sarei stato ascoltato con più sopportazione”.

L’articolo 7 fu approvato per 350 voti a 149, con l’apporto determinante del centinaio di deputati comunisti. Calamandrei espresse tutto il suo disgusto per la loro “resa a discrezione”, e ricordò che “quando fu proclamato il risultato, nessuno applaudì, neanche i democristiani”. Ma il giudizio allo stesso tempo più corretto e più insultante l’ha dato il 10 dicembre 2009 il Segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, paragonandolo il discorso di Togliatti a quello di “un padre della Chiesa”, e ricevendo un’immediata approvazione da Massimo d’Alema: cioè, dal peggior erede del Migliore.

E’ anche a causa di quei “comunisti” di allora, e di questi ex-”comunisti” di ora, che l’Italia continua a rimanere in ginocchio di fronte alla Chiesa e al Papa. E’ anche con la loro connivenza e complicità che qualunque governo, ecumenicamente e impunemente, sottrae ogni anno miliardi di euro ai poveri contribuenti e li elargisce ai ricchi preti. E’ anche la loro voce che oggi si unisce all’infausto coro che celebra questa triste pagina della storia italiana.

Poveri tedeschi!

Germania, 2011.

Angela Merkel, cancelliere tedesco…

… viene scoperta ad organizzare festini a sfondo erotico con decine di aitanti ragazzi…

… di cui alcuni sono minorenni e altri si prostituiscono per professione.

Subito si scopre che alcuni di loro sono recentemente entrati in consiglio regionale della Baviera candidandosi con il partito della Merkel, altri sono stati aiutati a risolvere i propri problemi giudiziari, altri hanno ottenuto case gratuitamente e altri ancora hanno trovato lavoro nelle aziende di proprietà del cancelliere.

Nonostante centinaia di intercettazioni compromettenti e foto (secretate) che ritraggono la Merkel in pose scandalose…

… le televisioni tedesche, dopo anni di intrusioni nelle vite dei VIPs teutonici, si schierano improvvisamente a favore della privacy del cancelliere tedesco, mentre tutto il mondo guarda allibito.

La notizia di buste con migliaia di euro consegnate dalla Merkel ai giovanissimi ragazzi che si porta in casa viene spiegata all’opinione pubblica pechè “la Merkel è una donna buona e generosa e regala soldi ai bisognosi” come dimostrano certe foto con persone abbronzatissime…

Nonostante lo scandalo i sondaggi continuano a segnalare l’approvazione del popolo tedesco verso la loro rappresentante che, mentre si appresta a denunciare lo stato per intrusione nella propria vita privata, continua spavaldamente a difendere la propria libertà di pagare ragazzini per soddisfare il proprio piacere privato personale.

[fbshare]Un’intercettazione di uno dei ragazzi delle feste chiarisce “A lei fa comodo metterci in Parlamento perché dice <bene me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato>”. Queste affermazioni gravissime però non vengono riprese da nessuna TV, in cui si parla solo di balletti e cene e di come la non più giovane Angela Merkel si sappia divertire, beata lei.

Sembra assurdo che in Europa possano succedere queste cose eh?

Poveri tedeschi!