100 etnie, 23 Stati, 15 lingue ufficiali, 1652 dialetti, 13 alfabeti, 8 religioni.

C’è chi spesso definisce l’India “un’anarchia che funziona”, in realtà è la forza della religione ad essere talmente potente da mantenere inalterato lo status quo anche a dispetto delle recenti leggi liberali promulgate dal partito socialista della famiglia Gandhi.

L’induismo infatti “legittima” il meccanismo delle caste, in cui viene divisa la popolazione in base a criteri ereditari.

Come funziona?

– le caste principali sono 4: Brahmini (sacerdoti e insegnanti), Kshatriya (nobili e guerrieri), Vaishya (commercianti), e Sudra (contadini e operai); ma esistono migliaia di caste inferiori e sottocaste;

– in fondo alla gerarchia si trovano i fuoricasta (Paria o intoccabili, il 25-30% della popolazione), persone che svolgono lavori ritenuti religiosamente impuri e il contatto con i quali è ritenuto motivo di impurità;

– la casta nella quale un individuo nasce è il risultato delle sue azioni in una vita precedente;

– della casta si fa parte per nascita (si può capire la casta di una persona dal “cognome” che porta) e si è vincolati ad essa anche nella scelta della futura sposa (i matrimoni avvengono in base a stretti criteri di caste e posizione sociale);

– nell’India rurale, dove vive tre quarti della popolazione, infrangere il tabù di casta suscita un tale scandalo che talvolta la punizione è l’omicidio; nonostante la “modernità” di alcuni centri urbani, solo poco più dell’1% dei matrimoni totali è inter-casta:

– i senza casta sono considerati impuri e vengono trattati in malo modo dal resto della popolazione, a cui non hanno il permesso di avvicinarsi. Compiti come la pulizia dei bagni, lo spazzino, l’operaio di basso livello, sono ad esclusivo appannaggio dei paria.
La cosa angosciante e che tutti i non-paria non farebbero mai questi lavori, considerati impuri, e quindi buttano i rifiuti per terra, non fanno alcuna attenzione a non sporcare i bagni pubblici, non provano alcuna compassione per i ragazzini che lavorano 12 ore al giorno al sole spostando sabbia e ghiaia per fare il cemento (quest’ultimo è un esempio di ciò che ho visto io direttamente);

– non si può consumare cibo con membri di caste differenti; le ultime due caste non possono né leggere né toccare i libri sacri…

La cosa più terrificante di questo perfetto meccanismo di società ingiusta è che le diseguaglianze sono motivate dagli Dei e dal destino, gli oppressi quindi accettano di buon grado la propria situazione, anzi si incolpano dei peccati che hanno commesso nelle precedenti incarnazioni.
L’unico modo di uscire dalla loro condizione è comportarsi bene (cioè non ribellarsi) e pregare i loro Dei che li hanno messi in questa terribile situazione. E lo fanno. Soprattutto loro, che non hanno alcuna speranza se non morire per poi rinascere, pregano e adorano uno, dieci o tutti gli dei induisti.
La via migliore sembrerebbe il suicidio, per poter ricominciare da zero… e invece NO! Infatti è possibile reincarnarsi anche in animali o in insetti, se le azioni commesse nella propria esistenza sono particolarmente inadeguate, come ad esempio il suicidio…

Ma passiamo oltre, al subdolo meccanismo dei fidanzamenti indiano, semplice e naturalmente iper-maschilista.

La famiglia di lui sceglie 3-4 ragazze di pari casta, il ragazzo ha il compito di scegliere tra queste, mentre le ragazze hanno solo la possibilità di stare zitte e accettare quel che arriva.

La famiglia della donna deve (tradizione indiana) concedere una grossa dote alla ragazza che va’ a sposarsi, e questo è un costo talmente alto che le famiglie povere spesso non possono sopportarlo, soprattutto se fanno parte delle caste superiori.

Infatti la famiglia del maschio sceglierà tra le spasimanti solo coloro la cui famiglia può concedere un’adeguata dote… e se poi il denaro o i regali non si rivelerassero quelli promessi in precedenza può succedere di tutto, come il divorzio (una donna divorziata è considerata spazzatura in India), l’omicidio (migliaia di casi all’anno… tanto non c’è amore tra due persone che si sono appena conosciute e sposate!) o il continuo ricatto.

Vista l’evidente debolezza che porta in una famiglia la nascita di una bambina, l’aborto selettivo è frequentissimo, se l’ecografia dimostra che la figlia è femmina… Esistono pochi dati a riguardo, ma la conferma indiretta arriva dai dati sul numero di donne per ogni uomo: 93 ogni 100, contro la media mondiale di 103-105 donne per 100 uomini.

C’è qualche speranza?

Sì. Il governo socialista indiano (forse un caso unico al mondo) è MOLTO più avanti della popolazione che lo vota, da anni lotta e promulga leggi contro la diseguaglianza e a favore di donne e dei senza-casta (per esempio ci sono quote-intoccabili nelle università, il primo ministro è donna…).

Il problema è che la cultura, le tradizioni e la religione sono molto più forti di alcune leggi moderne e liberali, ci vogliono generazioni per modificare le idee di persone nate e cresciute con l’ideale unico e di origine divina delle caste, della dote e della povertà come punizione per errori commessi nelle vite precedenti.

E poi… noi siamo veramente migliori di loro?

Un indù su due è convinto che la statua del dio-elefante Ganesh nel tempio di Delhi si sia davvero scolata i venticinquemila litri di latte versati sotto la sua proboscide da una fiumana di fedeli.

Un americano su tre ritiene che la donna sia realmente stata creata da Dio a partire da una costola dell’uomo.

Forse il nostro unico vantaggio è esserci almeno parzialmente allontanati dal fanatismo religioso dopo anni e generazioni di razionalismo illuminista.